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martedì 2 giugno 2015

Clarissa - Seconda parte

La primavera, sbocciata dopo un inverno rigido e gelido, aveva cominciato quasi d’improvviso a inondare dei suoi profumi e dei suoi vivaci colori gli alberi da frutto e i giardini rigogliosi delle tenute dei nobili. Quei pezzetti di verde brillante erano divenuti infatti, in poco più di qualche giorno, un incanto paragonabili a quei quadri impressionisti che ultimamente erano tanto di moda a Parigi.
La contessa di Cruny, svegliatasi a tarda ora come le era di consueto, si era fermata per qualche attimo a osservare la sua tenuta e gli alberi di pesco già addobbati di un profumato e candido biancore. La donna, non incline alle romanticherie che tale visione poteva indurre, si ritirò dalla finestra con stanchezza e, quasi infastidita dagli uccellini che si rincorrevano nel cielo primaverile al di fuori della sua camera da letto, strattonò con vigore il campanello per chiamare il suo valletto.
Pochi attimi dopo un uomo stretto nella livrea scura di circostanza le si presentò con fare compito e serio. La contessa lo squadrò con sufficienza e, tornata al suo letto, si sedette sopra dicendo in modo distratto:
«Ci sono notizie di mio nipote?»
«Sì contessa. Il signor Bresbee è tornato ieri da Londra insieme a qualche suo amico»
«Con dei soldati?» gli domandò alzando di un tono la sua voce baritonale.
«Non mi risulta contessa»
«E dove si trova in questo momento?»
«Credo si trovi a passeggio» le disse il cameriere in un sussurro modesto.
La donna lo squadrò indispettita: suo nipote avrebbe dovuto per prima cosa farle visita invece di andare a zonzo per la tenuta. Tuttavia non aveva ancora avuto il tempo di formulare un rimprovero verso il suo valletto, che non conosceva gli esatti spostamenti del giovane, quando un lieve bussare incuriosì la contessa che, con fare deciso, disse all’uomo in livrea di far entrate lo sconosciuto.
Arthur, vestito con un elegante completo da passeggio e con in una mano il cappello e nell’altra il suo bastone, salutò sua zia con un inchino perfetto e le sorrise bonariamente.
La contessa, divenuta lievemente rossa d’imbarazzo, scese subito dal letto e con cortesia gli si fece incontro dicendogli con voce stranamente flautata:
«Oh Arthur non ti aspettavo a quest’ora» e dopo avergli baciato le guance con fare cerimonioso continuò sorniona:
«Non avrei voluto che tu mi vedessi in camicia da notte ma tantè…» e lo prese per mano accompagnandolo alla finestra.
Dopo qualche attimo la donna continuò quasi soprapensiero:
«Guarda che bello Arthur! Ci sono così tanti fiori!»
«Sì zia è molto bello qui…» disse il giovane un po’ imbarazzato. In verità era andato a salutare la contessa solo per cortesia e ora moriva dalla voglia di uscire da quella camera adornata da una moltitudine di fronzoli roccocò che, invece di abbellire la stanza, la rendevano opprimente e antica.
La donna giratasi poco dopo verso di lui gli disse, mutando nuovamente il suo tono di voce in uno più consono alla sua mole massiccia:
«Dovremmo festeggiare la tua visita con una festa non credi? In questo modo avresti l’opportunità di conoscere tanti giovani del tuo stesso ceto sociale. Certo in questa zona abitano molte famiglie borghesi e probabilmente dovremmo invitare anche loro. Tuttavia sono convinta che ti farebbe piacere entrare a far parte di questa piccola società di cui faccio parte»
Arthur la osservò con muto biasimo: quella donna pensava solo al suo rango nobiliare e a null’altro. In fondo il giovane era imparentato con una contessa di antico lignaggio tuttavia il suo spirito romantico e idealista cozzava contro il suo status. Avrebbe preferito vivere come i poeti maledetti che tanto ammirava piuttosto che vivere rinchiuso in un castello e attorniato da valletti silenziosi e arcigni. 
Sorridendole appena Arthur le rispose con cortesia:
«Temo che una festa sia un po’ troppo. Per conoscere i miei vicini vorrei invece organizzare una partita di cricket o una gita nella nostra tenuta, in questo modo potremmo parlare con più libertà. I balli di gala sono inoltre troppo consueti non credete zia?»
Il giovane, fingendo di non aver visto la delusione dipintasi allora sul viso della zia, le sorrise con affetto e così la donna non poté far altro che aggiungere:
«Immagino che inviterai anche i tuoi amici soldati…»
«Sì certo zia. A proposito ho un incontro con loro ed è già tardi! Ci vediamo stasera, buona giornata zia» e con fare sbrigativo la salutò con il cappello prima di scomparire dalla vista della donna.
La contessa, rimasta leggermente basita dal fare del giovane, disse poco dopo al suo valletto, che nel frattempo era rimasto in silenzio in un angolo della camera per non disturbare:
«Chiamami la cameriera e dille di portami il vestito azzurro!» e, ancora più scocciata, si diresse alla sua toilette immersa nei suoi pensieri.

***
 
Clarissa aveva deciso quel pomeriggio, su insistenza di sua madre, di accettare l’invito del signor Sewer di passeggiare in sua compagnia lungo la sua tenuta. Quello strano invito era arrivato proprio il giorno dopo del concerto ad Hyde Park e la giovane non capiva come mai avesse invitato lei e non Susan, con cui il giovane aveva instaurato un rapporto d’amicizia proprio durante il concerto stesso.
Ora la giovane, immersa in questi pensieri, non fece caso più di tanto alla domanda che il giovane, che camminava al suo fianco silenzioso, le aveva fatto allora. Con sorpresa Clarissa fissò il viso di Sewer dicendogli con un sorriso di non averlo capito. Il giovane, prendendo coraggio le richiese:
«Vi piace la campagna miss Wellings?»
«Sì certo…» gli rispose sorpresa. In effetti Clarissa non capiva il comportamento introverso del giovane e soprattutto non capiva come mai in sua compagnia lei non provava più quel turbamento che da tempo le faceva accelerare il cuore in presenza del giovane. La stranezza di quella mancanza di emozioni, di cui era abituata fino a poco tempo fa, era incomprensibile alla giovane Clarissa. Molti dubbi e supposizioni fecero confondere la giovane che rimase silenziosa per la maggior parte della passeggiata. I due infatti avevano cominciato a esplorare la tenuta di Sewer e ora erano in procinto di tornare verso la tenuta dei Wellings.
Quello che Clarissa non poteva immaginare era il motivo principale per cui il giovane l’aveva invitata a quella singolare passeggiata: aveva infatti deciso di dichiararsi a lei. Non trovando mai il momento propizio e accorgendosi che la giovane era silenziosa quanto e forse più di lui, aveva cominciato però ad agitarsi e, se Clarissa avesse fatto più attenzione al suo accompagnatore, si sarebbe accorta che il cappello che Sewer teneva in mano tremava leggermente in riflesso al tremore delle sue mani e al turbamento profondo in cui era sprofondato il giovane. Ignara di tutto ciò Clarissa passeggiava senza accorgersi di lui e senza far caso al tappeto di fiori che la circondava.
Dopo qualche tempo i due giovani, sempre silenziosi, tornarono sui loro passi e decisero di seguire la via principale che collegava le varie tenute della zona. Questa strada polverosa era fiancheggiata in entrambi i lati da una fila di alti pioppi le cui cime ondeggiavano al leggero venticello. Clarissa, incantata da quel viale alberato in cui le ombre dei pioppi proiettavano sul selciato giochi infiniti di luci e ombre, sorrise tra sé e sé e Sewer, accortosi che finalmente il momento propizio era arrivato, si fermò accanto a lei dicendole in un sussurro:
«A quest’ora questo viale è meraviglioso, non credete?»
«Sì infatti signor Sewer! Sembra infinito»
«Già…è stupendo…» le disse guardandola negli occhi. Clarissa gli sorrise e subito cominciò a camminare. Temendo che la giovane si allontanasse troppo Sewer le toccò la spalla ma subito si vergognò di quell’atto. Accortasi di quel gesto Clarissa si fermò a guardarlo domandandosi che cosa volesse. Vederlo così insicuro e impacciato la confuse alquanto e le vecchie emozioni tornarono a galla tutte d’un tratto rendendo la situazione ancora più imbarazzante di quanto non fosse in precedenza. Il viso di Clarissa divenne rosso d’improvviso e, accortasi di questo, tentò di calmare il suo cuore cominciando a dire velocemente:
«Quest’anno la primavera è arrivata tutta d’un tratto. Anche a Londra è arrivata: Hyde Park era splendido come il concerto del resto…» e, notando che Sewer la osservava senza ribattere, aggiunse confondendosi un po’:
«Sì il concerto è stato bello. Poi sono dovuta andare via e…» in quel momento il ricordo di Sewer insieme a Susan le fece provare una fitta al cuore ma subito quel ricordo fu sostituito dall’immagine di Arthur Bresbee. Il viso del bel giovane la fece sorridere tanto che Sewer le chiese sorridendo:
«Vi siete dunque divertita?»
«Oh sì! Ho incontrato una persona ed è per questo che vi ho lasciati. Ho trascorso con lui e con i suoi amici una piacevole serata. Ovviamente mi hanno accompagnato fino alle carrozze a nolo perché lui aveva la sua carrozza e non volevo certo disturbarlo oltre»
Il fiume di parole stordì il giovane che intese il senso di quelle parole dopo qualche secondo. Nel frattempo Clarissa aveva ricominciato a camminare stavolta immersa nei ricordi lieti del giorno precedente. La voce di Sewer poco dopo la sorprese di nuovo: il tono era ora serio.
«Chi avete incontrato ieri miss Wellings se posso chiedervelo?»
«Il nipote della contessa di Cruny…» gli rispose tutto d’un fiato.
«Capisco…» le disse dopo qualche attimo di incertezza e con piglio deciso ricominciò a camminare ma stavolta senza aspettare la giovane costretta ad accelerare il passo per stargli a fianco. Clarissa, confusa più che mai, affiancatolo di nuovo gli domandò se fosse tutto a posto ma la risposta affermativa e risoluta del giovane la convinse del contrario.
Non capendone più nulla Clarissa si accontentò di seguirlo ma ora l’atmosfera tra loro era fortemente cambiata e in negativo. La gelosia che provava Sewer era evidente ma Clarissa, ingenua come era, non se ne era accorta.
D’un tratto i due videro pararsi di fronte a loro un nobile a cavallo che galoppava verso di loro. Una volta raggiuntoli il giovane a cavallo sorrise di gusto e, togliendosi il cappello in segno di saluto, disse a Clarissa:
«Buongiorno miss Wellings! Che piacevole coincidenza! Sto venendo proprio dalla vostra villa, vi ho portato l’invito per la mia piccola festicciola ma non preoccupatevi! Sarà una specie di gita nella mia tenuta e ho intenzione di organizzare una partita di cricket!»
Arthur Bresbee, con la sua gaiezza e la sua bellezza, lasciò basita la giovane che lo guardò ammirata senza dire nulla. La comparsa inattesa del giovane fu infatti una vera sorpresa per Clarissa. Lo stesso non si poteva dire del signor Sewer che rispose per lei con un:
«Sono certo che sarà lieta di venire…»
«Oh non mi sono presentato! Io sono Arthur Bresbee e sono il nipote della contessa di Cruny piacere» 
«Io sono Michael Sewer piacere di conoscervi» e dicendo questo si inchinò con fare galante. Arthur, che si era accorto di lui solo quando gli aveva risposto per conto di Clarissa, gli sorrise e guardò la giovane attendendo che gli rispondesse. Clarissa, tornata in sé dalla sorpresa, gli disse infatti poco dopo:
«Grazie per l’invito signor Bresbee, sarò lieta di partecipare alla vostra festa»
«Ovviamente l’invito è esteso anche ai vostri amici miss Wellings quindi signor Sewer sarei ben lieto se poteste venire»
«Grazie, non mancherò» gli rispose in tono di sfida.
Arthur sorrise gaiamente a entrambi e, accortosi che il suo cavallo cominciava a dar segni di  irrequietezza, li salutò con il cappello aggiungendo solo un «Benissimo, vi aspetto allora!» prima di cominciare a galoppare e a scomparire tra una nuvola di polvere nella direzione opposta; lasciando così i due amici di nuovo soli e silenziosi.

***




L’ invito per la festicciola di Arthur Bresbee fu l’argomento di conrersazione principale durante l’ora del the in casa Stevenson. Susan, entusiasta di far parte di quella piccola compagnia che si sarebbe radunata tra qualche giorno per festeggiare la visita del nobile Bresbee, continuava a sospirare e ammirare il paesaggio primaverile seduta comodamente sul suo vimini in veranda. Sua sorella Beth, divertita nell’osservare Susan, si limitava a sorseggiare la sua tazzina di the.
Mrs Stevenson invece era immersa nella contemplazione dell’invido recante le informazioni essenziali per la festa e con in rilievo lo stemma dei Bresbee. La donna, che non faceva caso alle due ragazzine sedute accanto a lei, dopo qualche attimo sospirò dicendo quasi tra sé:
«Questo signor Bresbee è dunque il rinomato nipote di quella insopportabile donna… Mah non capisco perché vi abbia invitato, non vi conosce e non si è mai fatto vedere qui» e con stizza appoggiò il foglietto sopra al tavolinetto. Subito Susan si animò per difendere il giovane sconosciuto dicendo con enfasi:
«Secondo me è stato invece molto gentile a invitarci. Credo che sia giusto accettare l’invito»
«D’altra parte anche miss Wellings e il signor Sewer sono stati invitati quindi perché non accettare?»
La frase di Beth, detta a mezza voce, sorprese Susan che subito le chiese:
«Te lo ha riferito miss Wellings?»
«Sì l’ho trovata per caso nella bottega di miss Stuart stamattina, mentre stavo cercando un foulard a pois. Mi sono accorta allora che in negozio c’era anche lei, così abbiamo chiacchierato un po’» le rispose la sorella prima di sorseggiare il suo the con calma. Susan, stranamente agitata, le chiese con insistenza:
«Ma ti ha riferito della festa per sentito dire o perché ha ricevuto anche lei l’invito?»
Beth la guardò stupita chiedendosi come mai lo volesse sapere con tanta insistenza ma, sorridendole le rispose:
«Mi ha fatto vedere l’invito e mi ha detto che ha incontrato ieri pomeriggio il signor Bresbee lungo il viale alberato e dato che stava passeggiando con il signor Sewer, il signor Bresbee per cortesia ha invitato anche lui»
«Cosa?!» esclamò Susan cercando di essere calma. La sorella le sorrise ma stavolta con una punta di malizia aggiunse:
«Mi ha anche spiegato che il signor Sewer le aveva chiesto di accompagnarla per una passeggiata lungo la sua tenuta e che il suo comportamento le è sembrato davvero strano. Inoltre una volta saputo da miss Wellings che lei conosceva il signor Bresbee dal concerto a Hyde Park, si è dimostrato stranamente scontroso. Così mi ha detto».
Susan, sbiancata leggermente da quelle parole, non replicò e si mise a sorseggiare il suo the in completo silenzio. Beth, che la osservava di sottecchi, sorrise tra sé intuendo la gelosia mal celata della sorella nei confronti di Clarissa.
«Quindi Beth, miss Wellings conosce questo Arthur Bresbee che nessuno in zona ha mai visto… Questo non faciliterà di certo le cose al povero signor Sewer» si intromise Mrs Stevenson con aria pensosa.
«Maman! Non vorrete mica dire che il signor Sewer è innamorato di lei spero! L’ultima volta che l’ho visto non mi pare che si sia comportato come un innamorato. In effetti è stato al concerto sempre con noi non è vero Beth?»
«Sì è vero ma…» le rispose la sorella leggermente confusa.
«Vedremo Susan ad ogni modo andrete a questa festa ma mi raccomando: cercate di comportarvi da signorine del vostro rango»
Le due ragazzine annuirono con fermezza e Beth osservò sua sorella con curiosità. Il viso pensoso di Susan la fece sorridere: aveva in mente qualcosa e di questo ne era sicura. La festicciola, si disse Beth, sarebbe stata davvero piacevole e, addentando un biscottino, cominciò a immaginarsi che cosa sarebbe accaduto tra qualche giorno.

Terza parte 

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