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martedì 9 luglio 2013

I cliché della scrittura (II°) --> narrare = descrivere

Per me leggere un buon libro significa immedesimarmi nella storia, rivivere le emozioni dei personaggi e, se il libro è davvero scritto bene, emozionarmi. Non sempre questo accade, anzi ultimamente leggo libri che mi annoiano e che a fatica riesco a finire. Le cause, ovviamente, sono molte: sono parecchio esigente in fatto di genere e di stili narrativi oppure è una trama già letta e riletta ma, soprattutto, le descrizioni sono infinite! Non capisco proprio il motivo che spinge l'autore a scrivere pagine focalizzandosi su ogni particolare della scena. Le descrizioni prolisse sono senz'altro uno dei motivi per cui comincio a detestare il libro e l'autore. Poi se la descrizione è in prima persona apriti cielo! Esempi: "Vedevo questo ... (inizio della descrizione dell'intera scena)" oppure "c'era quel tale che ... (descrizione del personaggio)" o peggio ancora: "mi sentivo/mi sento ... (seguita da una pagina di descrizione del proprio stato d'animo)" o ancor peggio durante un dialogo.
Se devo essere sincera le descrizioni più lunghe di un paragrafo le ho sempre evitate saltando, a volte, pagine intere per tornare alla narrazione vera e propria. Il punto è che non ho mai perso nulla della trama o dell'intreccio dato che di solito le descrizioni sono informazioni che servono a specificare qualcosa che, secondo l'autore, serve per far immedesimare meglio il lettore nella storia. Appunto secondo l'autore... non secondo il lettore che, forse, se la narrazione fosse più snella da quelle inutili righe, magari utilizzerebbe un po' di più l'immaginazione che di certo non guasta. 

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