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giovedì 27 settembre 2012

Il diritto alla libertà d'opinione VS legge contro la diffamazione

Il "caso" Sallusti (vedi link; consiglio anche la lettura dell'articolo incriminato) appare come l'emblema del controsenso, tutto italiano, alla base della normativa vigente in materia di libertà d'espressione. 
Infatti esiste l'articolo 21 della Costituzione che sancisce che: 

« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure [...] » 

e poi c'è la legge contro la diffamazione: 

« Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1032.
Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2065.
Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore ad euro 516.
Se l'offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate» (link  di wikipedia in merito)

In sintesi: il diritto alla libertà d'opinione è in contrasto con la legge contro la diffamazione. Questo è quanto sembra trasmettere quanto sopra. Ebbene SEMBRA perché non è così! Entrambi questi articoli hanno il loro motivo d'essere e non sono affatto in contrasto. 
Il punto focale della questione, ovviamente secondo il mio punto di vista, non è "andare in carcere perché si è espressa la propria opinione" ma è questo: si è liberi di dire la propria opinione SE ciò che si dice è inconfutabilmente vero (ovvero se ci sono tesi/prove/fatti a sostegno della propria opinione) e SE la propria opinione non ha una valenza sociale, che quindi potrebbe influenzare altre persone.
Ora, analizzando l'articolo alla base del caso Sallusti e confrontandolo con l'assunto (teorico) in grassetto il risultato è che a) il giornalista dell'articolo incriminato ha esposto opinioni altrui di dubbia veridicità, b) ha espresso una propria opinione attaccando i protagonisti della storia. 
Ergo: il giornalista non avrebbe dovuto esprimere le sue personali opinioni nel modo in cui lo ha fatto. In questo articolo l'autore si è infatti basato su opinioni dubbie ed essendo una persona autorevole, la sua opinione può influenzare il modo di pensare di altre persone.
In questo articolo ha diffamato qualcuno? Il giudice? I genitori? Io non credo, tuttavia un giornalista dovrebbe essere il più possibile obiettivo seguendo le 5W (What?, Who?, Why?, Where?, When?) tralasciando le proprie personali opinioni in virtù della corretta informazione che dovrebbe essere aperta a 360° e in questo articolo non accade.
In conclusione credo che la pena inflitta sia esagerata al caso in questione ma sicuramente Dreyfus (Sallusti o chi per lui) si sarebbe risparmiato l'accusa di diffamazione se, forse, avesse scritto l'articolo non come opinionista di parte ma come un vero giornalista obiettivo.


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