Questo blog è come un diario dove troverai le mie personali recensioni sui romanzi che ho letto e le opinioni sul mondo editoriale. Niente sdolcinature ma solo critiche costruttive, come è giusto che sia ;)

1.7.13

Catfish - false identità

Ieri ho visto Catfish in streaming e devo dire che la storia mi ha fatto riflettere. In breve la storia parla di un ragazzo, un fotografo, che si innamora di una ragazza via facebook e poi scopre che è una donna sposata, insomma un'altra persona.  
Dopo aver visto il film, da cui hanno tratto una serie su mtv, ho cercato il protagonista su facebook e ho scoperto che ha più di una pagina personale. Fare un film e una serie sulle false identità per poi averne più di una mi sembra un contro senso. Tra l'altro tutte le persone famose hanno, su fb, molti account personali falsi. Mi domando il motivo di questo fatto, insomma un conto è una fan page e un altro spacciarsi per la persona famosa. Lo trovo davvero inutile e illusorio pensare di aggiungere un "vip" ai propri contatti quando in realtà dietro all'immagine si nasconde tutta un'altra persona. 
Il bello di tutto questo è che i fan ci credono; credono che dietro alle decine di account personali si nasconda sempre il loro idolo. Che tristezza! 

26.6.13

I cliché della scrittura (I°) --> L'eroe bello e bravo

L'eroe delle storie d'avventura è sempre lo stesso: bello, di carattere "nobile" e con capacità fisiche notevoli che, per forza, devono superare quelle dei suoi nemici. Ecco questo tipo di protagonista mi ha francamente stancato. Avrò letto un sacco di libri d'avventura e tutti che finiscono con la stessa solfa: l'eroe vince sempre e comunque... ma che noia! Insomma compro un libro che spero sia interessante, con intrighi, scene d'azione, i soliti morti (che ci stanno sempre), qualche storiella d'amore infarcita di romanticherie zuccherose e poi, come sempre c'è LUI che sistema ogni cosa, ogni problema, tra l'altro con una facilità e prontezza che i maschietti reali se lo sognano. Tant'è il pubblico vuole questo d'altronde i film d'azione tratti dai fumetti ne sono la conferma. Anche se, finalmente, almeno nei film gli eroi non sono poi così tanto perfetti e un lato oscuro ce l'hanno pure loro. Vallo però a spiegare ai romanzieri tipo Wilbur Smith o Christian Jacq che con i loro tomi occupano un'intera sezione delle librerie! Oltretutto questo stereotipo è la colonna portante anche dei romanzi fantasy che si nutrono anch'essi d'avventura e ovviamente devono finire bene perché, adesso, vanno di moda le trilogie e non si è mai letto che il protagonista muore nel primo capitolo (purtroppo...), sennò di che scrivono gli autori? Bella domanda, forse la risposta creerebbe nuova suspense, un nuovo filone d'avventura della serie: chi ha ucciso l'eroe bello e bravo? (E chi ha ucciso l'Uomo Ragno?)

26.3.13

"Il ventre di Parigi" di Emile Zola


Questo romanzo, dopo aver letto "Nanà", mi ha deluso: non posso infatti fare a meno di contrapporre questi due libri di Zola. 
"Nanà" narra la storia di una cocotte e dei suoi intrighi amorosi in un romanzo in cui l'autore riesce perfettamente a mescolare scene di vita mondana, descrivendole in ogni suo particolare, con una narrazione concisa e brillante. "Il ventre di Parigi" invece è un collage di descrizioni minuziose dei mercati parigini in cui la storia del protagonista rimane purtroppo in secondo piano. Anche gli altri personaggi sono trattati come delle macchiette che sembrano inseriti nel racconto solo per  dare risalto alla bellezza ora degli ortaggi, ora della frutta, ora dei pesci e via dicendo. 
La trama poi è davvero poco avvincente: d'altronde il perno del libro è la routine del popolino e dei commercianti che trascorrono la loro vita tra i banchi del mercato.

14.1.13

"Ritratto di signora" di Henry James

SCHEDA DI LETTURA


Trama: Isabel Archer, seguendo il consiglio di sua zia Touchett, decide di lasciare il suo paese natio in America per visitare e conoscere i propri zii e il proprio cugino che risiedono in Inghilterra. Il tempo trascorre e dopo la scomparsa dello zio che le lascia in eredità una fortuna, e dopo aver declinato due pretendenti: un lord inglese e un imprenditore americano, Isabel decide di conoscere il mondo in compagnia di sua zia e si trasferisce a Firenze. Qui conosce, tramite la sua nuova amica madame Merle, il suo futuro sposo che però, dopo il matrimonio, si rivelerà essere una persona estremamente egocentrica e con un segreto inconfessabile. 

L'autore: Henry James nacque a New York il 15 aprile 1843 e morì a Londra nel 28 febbraio 1916. Fratello del filosofo e psicologo William James e della scrittrice Alice James, James fu uno scrittore prolifico e un critico letterario statunitense. Molti dei suoi romanzi divennero soggetti cinematografici e televisivi, tra i quali i più famosi sono "Ritratto di signora" del 1996 diretto da Jane Campion e "The Others" del 2001 diretto da  Alejandro Amenábar.
Ambientazione: la storia si svolge per la prima parte in Inghilterra, a Gardencourt, per poi spostarsi in Italia: prima a Firenze e poi a Roma.
Personaggi principali:
  • Isabel Archer: è la protagonista del romanzo. E' una giovane americana indipendente e sognatrice ma gli eventi e le persone che incontra nel corso della sua vita la influenzano facendole cambiare idea sulla sua visione del mondo, divenendo così una donna cinica e molto triste. 
  • Ralph Touchett: è il cugino di Isabel. Di salute cagionevole, è una persona saggia e ironica. 
  • Gilbert Osmond:  è un uomo colto, raffinato e molto intelligente ma estremamente egocentrico e narcisista. 
  • Madame Merle: è un'amica della signora Touchett, zia di Isabel, e soprattutto un'amica intima di Osmond. E' una donna di ottime maniere ma, apparentemente gentile, è uno dei personaggi "ambigui" del romanzo. 
  • Henrietta Stackpole: è una giornalista e rappresenta, con il suo atteggiamento franco e sincero, la mentalità americana del periodo storico dell'autore. 


Linguaggio: l'autore narra le scene e le vicende descritte nel romanzo focalizzandosi sulle personalità dei personaggi e, in questo modo, la storia appare nitida e senza punti oscuri. Inoltre lo stile narrativo non è prolisso ma, anzi, semplice e scorrevole. 
Messaggio: < non è oro tutto ciò che luccica >
Giudizio: questo romanzo mi è piaciuto non solo per la trama che è interessante ma, soprattutto, per il significato profondo del testo. Infatti la protagonista è una persona comune con i suoi sogni, le sue speranze e con i suoi limiti, dubbi ed errori. Questo libro è infatti la rappresentazione e, come da titolo, il ritratto di una donna prima di una signora. La fine così tragica e fatalista è inoltre perfetta perché si distacca dall'immagine stereotipata dell'eroe che, alla fine, riesce sempre a vincere contro le avversità della vita. Ecco questo libro è l'opposto: racconta infatti una storia che, pur nella sua finzione, è estremamente realistica e piena di significato. 

10.12.12

Il questionario di Proust


Girovagando per il web ho trovato questo questionario con le risposte di Marcel Proust. 

Leggendo quello che ha scritto mi ha fatto sorridere soprattutto questa risposta: 


Stato attuale del mio animo. 
Il fastidio di aver pensato a me per rispondere a tutte queste domande. 


Semplicemente geniale! 



3.12.12

Riflessioni da "Il Gattopardo"

Il romanzo "Il Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa è molto interessante e offre degli spunti di riflessione. Quello che propongo qui di seguito è un brano in cui Don Fabrizio, principe di Salina, espone a Chevalley le sue idee riguardo i siciliani. 
Consiglio la lettura di questo libro anche perché i meccanismi sociali e culturali descritti nel libro sono presenti tutt'oggi nella nostra società. 

"[...] noi Siciliani siamo stati avvezzi da una lunghissima egemonia di governanti che non erano della nostra religione, che non parlavano la nostra lingua, a spaccare i capelli in quattro. Se non si faceva così non si sfuggiva agli esattori bizantini, agli emiri berberi, ai viceré spagnoli. Adesso la piega è presa, siamo fatti così. Avevo detto "adesione" non "partecipazione". In questi sei ultimi mesi, da quando il vostro Garibaldi ha posto piede a Marsala, troppe cose sono state fatte senza consultarci perché adesso si possa chiedere a un membro della vecchia classe dirigente di svilupparle e portarle a compimento; adesso non voglio discutere se ciò che si è fatto è stato male o bene; per conto mio credo che parecchio sia stato male; ma voglio dirle subito ciò che Lei capirà da solo quando sarà stato un anno fra noi. In Sicilia non importa far male o far bene: il peccato che noi Siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di "fare". Siamo vecchi, Chevalley, vecchissimi. Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori già complete e perfezionate, nessuna germogliata da noi stessi, nessuna a cui abbiamo dato il "la"; noi siamo dei bianchi quanto lo è lei, Chevalley, e quanto la regina d'Inghilterra; eppure da duemila cinquecento anni siamo colonia. Non dico per lagnarmi: è in gran parte colpa nostra; ma siamo stanchi e svuotati lo stesso."
Adesso Chevalley era turbato: "Ma ad ogni modo questo adesso è finito; adesso la Sicilia non è più terra di conquista ma libera parte di un libero stato."
"L'intenzione è buona, Chevalley, ma tardiva; del resto le ho già detto che in massima parte è colpa nostra; Lei mi parlava poco fa di una giovane Sicilia che si affaccia alle meraviglie del mondo moderno; per conto mio mi sembra piuttosto una centenaria trascinata in carrozzella alla Esposizione Universale di Londra, che non comprende nulla, che s'impipa di tutto, delle acciaierie di Sheffield come delle filande di Manchester, e che agogna soltanto di ritrovare il proprio dormiveglia fra i suoi cuscini sbavati e il suo orinale sotto il letto."