Questo blog è come un diario dove troverai le mie personali recensioni sui romanzi che ho letto e le opinioni sul mondo editoriale. Niente sdolcinature ma solo critiche costruttive, come è giusto che sia ;)

12.7.14

Forma vs contenuto

"[...] Ebbene, in certi momenti, mentre mi provo a scrivere la vita del babbo, io sono quel cavallo, a metà dell'arcata del ponte. M'impenno. Non vado avanti. Addirittura torno indietro. Sconvolta? Tanto; ma non abbastanza. Infatti mi butto su un diverso lavoro; posso perfino attirare su di me un malanno o una malattia; prometto; riprometto; ma con un senso di colpa, di struggimento, di pace perduta. [...]" 
Questa citazione l'ho presa dalle prime pagine del libro "Ritratto in piedi" di Gianna Manzini (Premio Campiello 1971). 
Quando ho letto queste frasi ho subito pensato che il libro partiva male e che non era il caso di continuare la lettura. Mi spiego meglio: quando l'autore si autocommisera o finge, come in questo caso, di essere sconvolto al solo pensare ai suoi ricordi... beh c'è qualcosa che non va. Ovviamente è solo un espediente narrativo per far crescere la suspense su quello che verrà, ma a me ha fatto l'effetto contrario. Di indole non sopporto i libri autobiografici, figurarsi uno in cui l'autrice si piange addosso!
Ad ogni modo ho continuato la lettura, contro voglia, e devo dire che è un libro noioso ma scritto bene. Ed è qui il punto della questione: l'unico pregio di questo romanzo è lo stile narrativo. Da qui il titolo del post: forma vs contenuto. In questo romanzo le parole sono il fulcro della narrazione, non la trama come dovrebbe essere. In effetti non c'è una trama, una storia, ma frammenti di ricordi analizzati dall'autrice con molto (troppo) trasporto. 
Un romanzo scritto in modo impeccabile, ma senza una storia, può dunque definirsi un romanzo bello? Interessante? Un libro da leggere?
D'altro canto, un testo con refusi, qualche virgola di troppo o con qualche "ed" in eccesso può essere considerato illeggibile anche se ha una storia avvincente?
Che cosa si è dunque propensi a leggere? 
In fondo queste domande si rispecchiano anche nel dibattito sull'editing e il self-publishing. Leggendo in rete sui forum di scrittura spesso mi imbatto in persone che cestinano a priori romanzi scritti senza un editing approfondito, come se qualche errore di battitura fosse il criterio principale per valutare la qualità del romanzo. Questo fatto di non provare a leggere chi ha deciso di auto pubblicarsi motivando con un "non leggo libri non editati e/o non pubblicati da grandi c.e." mi lascia perplessa (come se i libri pubblicati dalle c.e. fossero privi di refusi ed errori di battitura).
In definitiva è solo questione di punti di vista e di gusti personali ma personalmente, come penso si sia intuito, apprezzo un libro con una storia avvincente e non per i paroloni con cui viene scritta! 

2.6.14

I romanzi "Pierrot"


Da un po' di tempo a questa parte mi imbatto, per mia sfortuna, in libri che, leggendoli, mi trasmettono un certo senso di irritazione dovuto ai loro contenuti basati sulla sofferenza
Ho deciso quindi di creare, per mio diletto, la categoria dei romanzi "Pierrot". 
Dal nome si può intuire di che libri sto parlando ma, per essere più precisi, scrivo qui di seguito le loro caratteristiche principali.
1- i romanzi Pierrot sono libri, spesso in prima persona, che trattano argomenti di disagio, di sofferenza o di nostalgia. Temi profondi e importanti peccato che vengono narrati e descritti con una superficialità che rasenta il banale;
2- la trama è quasi sempre la stessa: i protagonisti soffrono (i motivi spesso sono nebulosi) e incontrano altri personaggi disagiati. Scontato aggiungere che non si arriva mai a nulla, nel bene o nel male;
3- le parole solitudine, disagio, insofferenza, indifferenza, tristezza, noia (e sinonimi) sono spesso presenti più di una volta all'interno della stessa pagina. Questo, più che far "rivivere" le emozioni dei personaggi, fa insorgere nel lettore (a me in primis) un'irritazione e una noia che dura per l'intera lettura.
4- spesso vengono recensiti come libri profondi che descrivono i sentimenti più nascosti dell'animo umano(?!) Peccato che sono sempre la "solita minestra riscaldata".

Alcuni libri "Pierrot":
- La solitudine dei numeri primi di Giordano; [recensione]
- Gli indifferenti di Moravia;
- Bianca come il latte, rossa come il sangue di D'Avenia;
- Io e te di Ammaniti




2.5.14

"Niente di nuovo sul fronte occidentale" di E. M. Remarque

In questo libro, scritto in prima persona, si narra la vita al fronte di un ventenne tedesco e di alcuni suoi amici. La prima guerra mondiale è quindi il soggetto intrinseco di questo testo che, con un linguaggio asciutto e privo di inutili banalità retoriche, viene vissuta in tutta la sua tragedia dal protagonista. L'autore infatti analizza le diverse sfaccettature del mondo militare: dalla vita assurda in caserma, i momenti di calma apparente vissuti sulla retroguardia, la tragedia e l'orrore del fronte sotto l'attacco nemico, i periodi di licenza nel paese natio e l'agonia dei feriti negli ospedali militari. 
Alcuni episodi come la visita del protagonista all'amico moribondo e l'incontro con la madre in licenza, sono davvero toccanti e mi sono rimasti nel cuore. Il modo in cui vengono narrati sono un esempio di come dovrebbe essere una narrazione: semplice e con dialoghi realistici. 
Inoltre il fatto che l'autore abbia vissuto la realtà della guerra porta nello scritto una carica personale evidenziata nelle riflessioni logiche e senza retorica del protagonista. Questo libro infatti è un'intensa e sofferta riflessione su cosa significhi vivere in una realtà in cui si è costretti a uccidere altre persone come se stessi. Importante è notare che la guerra è vista dalla parte dei vinti, ovvero dalla parte tedesca, ma dopo qualche pagina si è così immersi nella narrazione che è inevitabile accorgersi che le stesse emozioni e vicende sono state vissute realmente da tutte le parti in guerra, che fossero italiani, inglesi, francesi, austriaci o tedeschi. 
Riporto di seguito un brano che racchiude il senso di questo toccante libro: "[...] Io sono giovane, ho vent'anni: ma della vita non conosco altro che la disperazione, la morte, il terrore, e la insensata superficialità congiunta con un abisso di sofferenze. Io vedo dei popoli spinti l'uno contro l'altro, e che senza una parola, inconsciamente, stupidamente, in una incolpevole obbedienza si uccidono a vicenda. Io vedo i più acuti intelletti del mondo inventare armi e parole perché tutto questo si perfezioni e duri più a lungo. E con me lo vedono tutti gli uomini della mia età, da questa parte e da quell'altra del fronte, in tutto il mondo; lo vede e lo vive la mia generazione.
Che faranno i nostri padri, quando un giorno sorgeremo e andremo davanti a loro a chieder perdono? Che aspettano essi da noi, quando verrà il tempo in cui non vi sarà guerra? Per anni e anni la nostra occupazione è stata di uccidere, è stata la nostra prima professione nella vita. Il nostro sapere della vita si limita alla morte. Che accadrà, dopo? Che sarà di noi?[...]"


LIBRO CONSIGLIATO


30.11.13

"Il grande Gatsby" di F. Scott Fitzgerald

In questo romanzo, scritto in prima persona, l'autore, narrando le vicende che coinvolgono il protagonista borghese nella vita dissoluta del suo ricco vicino di casa (Gatsby), mette in risalto la contrapposizione ideologica tra il mondo onesto e laborioso del primo con il mondo corrotto e ipocrita del secondo.
Gatsby diventa così la caricatura del "self-made man" ovvero di colui che, dal nulla, è riuscito ad arrivare al successo e alla ricchezza. Il mondo di Gatsby viene però descritto dall'autore, attraverso le riflessioni del protagonista, come ipocrita e privo di scrupoli. Il tragico finale appare così come un modo per svelare l'inconsistenza della vita di un ricco tormentato da un sogno d'amore irrealizzabile. 
Quello che mi ha stupito, leggendo questo romanzo ben scritto, è proprio la figura di Gatsby: sicuro di sé all'apparenza ma estremamente impacciato e tormentato quando si tratta della donna che ama. Se devo essere sincera non sono riuscita a farmi piacere questo personaggio che reputo, alla fine, come uno stereotipo fine a se stesso. La figura del protagonista, invece, con le sue riflessioni e con il suo agire sempre in modo corretto, mi ha spinto a riconsiderare tutto il libro. Infatti, in realtà, Gatsby non è il fulcro del libro ma è solo il pretesto per analizzare, a volte in modo positivo e altre in modo critico,  uno spaccato della società dell'epoca in cui vive il protagonista/autore.

15.10.13

L'utilità dei premi letterari

Tralasciando i pochi premi letterari a livello nazionale tipo il Campiello dove i libri vincitori arrivano effettivamente in libreria, spesso mi chiedo: sono utili tutti gli altri micro premi letterari? E soprattutto vincerli? 
Io credo di no. 
Ecco i motivi:
- i concorsi letterari in Italia sono tantissimi e spesso sono organizzati da case editrici piccolissime e sconosciute ai più. Se vinci fa curriculum (?!) ma poi il libro arriva in libreria? Viene pubblicizzato a dovere? Io fino ad ora non ho visto alcun libro vincitore di tali premi in libreria...; 
- la partecipazione è quasi sempre a pagamento (dai 20€ in su). Francamente pagare per essere letta mi sembra davvero assurdo;
- la giuria è costituita da emeriti e facoltosi sconosciuti. Sui bandi spesso c'è l'elenco della giuria composta da professori, giornalisti, filosofi ecc... che pochissimi conoscono. Insomma si va alla cieca;
- procedure di invio macchinose. L'invio tramite email non è consentito (e non capisco il motivo). E' invece obbligatorio inviare almeno 6 copie cartacee magari scritte in formato A5 e "opportunamente rielaborate ai fini delle migliori esigenze editoriali" (cit.); 
- bisogna fare attenzione al genere letterario e al range di caratteri (spazi inclusi) scritto sul bando. Guai a inviare raccolte di poesie o di racconti, biografie o saggi se il bando le vieta (e li vieta quasi sempre).
In ogni caso tutto il materiale inviato non verrà restituito ergo verrà eliminato/bruciato.
- dubbi sull'effettiva partecipazione del libro al premio. Questo è il mio più grande dubbio: tutti quei romanzi spediti in buona fede, dopo aver pagato la tassa di lettura e aver seguito fedelmente la procedura d'invio, vengono davvero letti e valutati dalla giuria? E chi vince è davvero uno scrittore emergente (un illustre sconosciuto mio pari) o è il solito raccomandato?

Come "artista", in quanto mi diletto a dipingere, vorrei fare ora un paragone con i "concorsi di pittura" ovvero le rassegne, mostre o fiere d'arte.
- alcuni sono "a tema" ma la maggioranza è a contenuto libero ovvero si può inviare qualsiasi tipo di soggetto dipinto; 
- l'invio delle opere ha una procedura ben precisa: si invia tramite email le foto delle opere al concorso e, se i dipinti vengono reputati interessanti, si viene ricontattati per la spedizione delle stesse con tanto di scheda d'adesione da firmare e la quota di partecipazione che, solo a questo punto, deve essere pagata. (dai 50€ in su).
- la visibilità delle opere in mostra è assicurata. 
L'ultimo punto è senz'altro il più importante in quanto gli artisti sono certi che le loro opere arriveranno al pubblico ed è questa la differenza sostanziale tra queste due tipologie di concorso. 
Non capisco poi perché non si possa creare un concorso letterario con la stessa procedura di una mostra d'arte. Lo scopo è in fondo il medesimo: arrivare al pubblico e quindi al potenziale acquirente. 

Ecco quindi la mia idea:
1 l'invio dei romanzi deve ricalcare la procedura per l'invio dei quadri ovvero si invia tramite email la sinossi e le prime venti o trenta pagine del romanzo e, solo se i romanzi vengono reputati interessanti, si viene ricontattati per l'invio dell'intero romanzo. Solo a questo punto la quota di partecipazione deve essere pagata. (che potrebbe benissimo essere facoltativa)
2 non c'è uno specifico genere letterario né un range di caratteri (spazi inclusi) da seguire. Qui è importante la qualità, non la quantità. 
3 apertura ai libri editi, già pubblicati con piccole c.e. o autopubblicati (non tramite c.e. a pagamento). 
abolire le giurie. Al loro posto creare tramite scrematura delle anteprime (vedi punto 1) una rosa di dieci o venti romanzi. La rassegna letteraria durerà perciò o dieci giorni o venti giorni. Ogni giorno si avrà quindi la presentazione di uno dei romanzi con intervista all'autore, lettura di pagine del libro, dibattito sulle stesso e così via.
nessun libro vince nulla ma la visibilità è garantita e probabilmente anche le vendite.

Questa idea mi sembra ancora un'utopia... Le case editrici infatti si sono fossilizzate sulla ricerca di sempre nuovi esordienti e di novità letterarie invece di puntare sui libri già editi che, spesso, non hanno una giusta pubblicità e cadono in poco tempo nell'oblio.
Nel frattempo eviterò con scrupolo tutti questi pseudo premi letterari che non valgono nulla, sperando che la mia idea venga letta un giorno da qualche addetto ai lavori e venga capita e, magari, attuata.
(Sì sogno a occhi aperti...)



28.8.13

Come scrivere un romanzo interessante

In questo articolo vengono elencati e spiegati i motivi per cui un lettore non compra un determinato romanzo. Leggendolo mi è sembrato che l'articolista scrivesse di cose ovvie e risapute ma non fa male rileggerle.
I motivi citati sono questi:
- scrittura mediocre: non basta mettere insieme le frasi per ottenere una scrittura originale e nemmeno, all'opposto, creare una scrittura "futuristica" con frasi tipo sms o peggio. Il punto fondamentale è creare tramite la narrazione, che deve essere fluida e poco prolissa, l'interesse nel lettore. Facile? Difficile? Di certo chi ama scrivere conosce già la risposta.
- trama ridicola: le trame che non hanno senso logico sono illeggibili ma quelle "fotocopia" sono ancor peggio perché manca totalmente il requisito principale: l'originalità (vedi a questo proposito le fanfiction e i romanzi fantasy attuali che di originalità ne hanno ben poca).
- protagonista antipatico: chi scrive dovrebbe sapere che il protagonista deve piacere al lettore e non a lui. Quindi è inutile e controproducente creare un personaggio autobiografico o peggio autoreferenziale. I romanzi in prima persona ne sono zeppi purtroppo...
- testo noioso: se dopo le prime venti pagine il primo impulso è quello di contarle per vedere quante ne mancano alla fine del libro o a saltarle per vedere se la trama migliora, beh allora hai scovato un libro noioso. Della serie "ritenta, sarai più fortunato". Rimedi? Leggi un altro libro e se sei l'autore riscrivilo!
E come sta scritto nell'articolo: "Find out the things readers don’t like, then . . . don’t do those things." ovvero "scopri le cose che non piacciono ai lettori e poi... non scriverle".