Riprendo da questo interessante articolo questo concetto: "Il lavoro dell’editor non era quello di ‘normalizzare’ il
linguaggio in favore del pubblico sovrano, ma di esaltare la sovrana e
specifica qualità dello scrittore."
Mi chiedo: gli editor dei giorni nostri lavorano ancora per migliorare lo stile e la "voce" dell'autore? O piuttosto ci mettono del loro, stravolgendo spesso i testi in modo arbitrario e opinabile?
Ho la sensazione, leggendo i libri pubblicati ultimamente, che i romanzi siano scritti tutti dalla stessa persona. Dove sono finite le "voci" dei singoli autori? Quel "qualcosa" nel modo di scrivere, di descrivere o semplicemente di narrare che caratterizza ogni grande autore che si rispetti?
Tutte le volte che leggo i ringraziamenti degli autori alla fine dei loro romanzi in cui incensano il lavoro svolto dai loro editor, spesso mi ritrovo a pensare: quanto di quello che ho letto è farina del sacco dell'autore e quanto invece quello dei vari editor?
Ecco, personalmente, molti libri beneficerebbero di una valida scheda di valutazione con suggerimenti e idee piuttosto di una figura che decida come riscrivere e sistemare l'intero testo. In fondo è lo scrittore che dovrebbe migliorare il testo, non lasciarlo fare a qualcun'altro, sebbene professionalmente competente, ma che comunque ha una sua idea personale sul "mondo editoriale". Alla fin fine, ci scommetto, davanti allo stesso testo, editor diversi troverebbero sempre pecche differenti.
Lo scrittore cosa dovrebbe fare dunque? Tutto quello che gli si dice, d'altronde è il prezzo per essere pubblicati no?! E tanti saluti allo stile personale e alla propria "voce".
Questo blog è come un diario dove troverai le mie personali recensioni sui romanzi che ho letto e le opinioni sul mondo editoriale.
Niente sdolcinature ma solo critiche costruttive, come è giusto che sia ;)
19.11.18
15.10.18
"Zona infetta" di Giustina Gnasso
Questo
breve romanzo adotta una scelta narrativa un po' azzardata. Il ritmo
della narrazione, che all'inizio è frantumato in capitoli dove vengono
elencati alcuni episodi della vita abitudinaria dei personaggi, accelera
nel momento in cui i protagonisti lottano contro gli "inquinati".
La
prima parte appare in questo modo tediosa in confronto all'episodio che
è il centro focale del romanzo stesso e che, purtroppo, è relegato in
soli tre brevi capitoli. L'argomento trattato è tuttavia interessante e la presenza di una poesia nell'ultimo capitolo è piacevole.
"Paris is only a background" di Cristina Contilli
Questa
storia offre degli spunti narrativi interessanti in quanto narra la
vicenda amorosa di due personaggi realmente esistiti. Tuttavia, sebbene
le premesse siano ottime, la brevità dei capitoli non riesce a dare
fluidità alla storia perché poco approfondita e di conseguenza il
racconto sembra un insieme di episodi fini a se stessi. La lettura,
scorrevole e lineare, rimane comunque piacevole.
"Il meglio deve ancora venire" di Chiara Ruggiero
Questo
libro racconta l’esperienza dell’autrice con l’associazione W.W.O.O.F.
(World Wide Opportunities Organic Farm). Le vicende narrate si svolgono
in Inghilterra e sono narrate in prima persona. La narrazione risulta in
questo modo personale: con le opinioni e le introspezioni che l’autrice
aggiunge per spiegare gli accadimenti vissuti in prima persona. Essendo
un testo autobiografico la vicenda personale della coppia protagonista
risulta in primo piano rispetto al progetto del W.W.O.O.F. infatti, fin
dalle prime pagine, l’autrice racconta e analizza la personalità del
proprio compagno soffermandosi spesso in considerazioni estremamente
personali.
La lettura è scorrevole e piacevole e trovo interessante la conclusione che motiva la scelta del titolo.
"Il velo che ricopre le tenebre" di Gerardo Guerra
Questo
libro racconta le vicende di alcuni ragazzi alle prese con un libro
misterioso. La storia, narrata in prima persona e ambientata ai giorni
nostri, si intreccia ai concetti esoterici di stregoneria, ombre e
demoni per sfociare in un finale da genere fantasy-thriller.
Se devo essere sincera la storia di per sé non è male anche se avrei preferito un maggiore approfondimento del racconto sulla strega che si alterna alla trama del romanzo solo per i primi otto capitoli dei ventitré presenti.
Inoltre l'impaginazione del romanzo risulta essere leggermente caotica non tanto per i dialoghi in stile "sceneggiatura" ma per alcune frasi scritte tutte in corsivo o scritte senza spazi, e soprattutto per le note (che dovrebbero essere a piè di pagina o a fine libro) scritte semplicemente in minuscolo e inserite nella narrazione, che viene così spezzata a tratti da paragrafi esplicativi che rallentano lo svolgersi delle vicende narrate.
Ho infine apprezzato la descrizione della città di Praga dove si svolge parte della storia e trovo interessante l'idea dell'autore di impostare il libro come una sceneggiatura e non come un "romanzo".
Se devo essere sincera la storia di per sé non è male anche se avrei preferito un maggiore approfondimento del racconto sulla strega che si alterna alla trama del romanzo solo per i primi otto capitoli dei ventitré presenti.
Inoltre l'impaginazione del romanzo risulta essere leggermente caotica non tanto per i dialoghi in stile "sceneggiatura" ma per alcune frasi scritte tutte in corsivo o scritte senza spazi, e soprattutto per le note (che dovrebbero essere a piè di pagina o a fine libro) scritte semplicemente in minuscolo e inserite nella narrazione, che viene così spezzata a tratti da paragrafi esplicativi che rallentano lo svolgersi delle vicende narrate.
Ho infine apprezzato la descrizione della città di Praga dove si svolge parte della storia e trovo interessante l'idea dell'autore di impostare il libro come una sceneggiatura e non come un "romanzo".
"La morte è soltanto il principio" di Rita Carla Francesca Monticelli
Questo
ebook è ispirato alle vicende legate al film "La Mummia". Il testo è
quindi poco originale in quanto i protagonisti sono gli stessi del film e
la trama è praticamente la continuazione di quello che si è visto al
cinema. Non ci sono novità interessanti nello sviluppo della storia e,
anzi, vengono ripetuti gli stessi colpi di scena del film (come il
ritorno alla vita della mummia e altri). I personaggi non evidenziano
caratteristiche innovative rispetto alla trasposizione cinematografica e
nel complesso l'autrice non aggiunge nulla di proprio al testo.
Sembra quindi, più che un testo ispirato ad un film, un vero e proprio copia-incolla o un remake dello stesso. La narrazione è comunque scorrevole e la lettura è semplice e poco prolissa.
Sembra quindi, più che un testo ispirato ad un film, un vero e proprio copia-incolla o un remake dello stesso. La narrazione è comunque scorrevole e la lettura è semplice e poco prolissa.
16.9.18
Il premio Campiello e i suoi autori "meritevoli"
Ieri ho guardato con interesse la diretta su rai5 della premiazione del libro vincitore della 56a edizione del premio Campiello.
Devo ammettere che non mi sono affatto annoiata (cosa che temevo all'inizio). I due conduttori sono stati abili nel rendere interessanti le cinque presentazioni dei libri finalisti con battute ironiche e domande anche divertenti ai vari autori.
Ho apprezzato l'idea di "svecchiare" la letteratura con le clip di bambini che discutevano (a modo loro) dei libri finalisti tuttavia ho avuto l'impressione che al centro dell'attenzione ci fossero gli autori, e solo di conseguenza i loro libri. Questo è stato lampante quando sullo schermo, invece di apparire i titoli dei libri, apparivano in ordine di importanza i nomi degli scrittori.
Ora, sarà che sono una comune lettrice e che, francamente, il nome dello scrittore di turno mi passa per la mente dopo due minuti, ma non dovevano essere i libri i veri protagonisti della serata?
Dato che non è così per una volta non analizzerò i libri (anche perché non li ho letti); qui le quarte di copertina.
Mi sono quindi chiesta chi fossero questi cinque romanzieri.
Partiamo dalla vincitrice Rosella Postorino che si è definita editor (oltre che scrittrice), ha pubblicato già sette libri e vinto, oltre al premio Campiello, quattro premi letterari.
Francesco Targhetta, il secondo classificato, è un docente di liceo. Ha pubblicato delle raccolte di poesie e ha vinto due premi letterari.
Helena
Janeczek, arrivata terza, con il suo libro ha vinto il premio Strega 2018. Collabora e scrive per diversi giornali, è cofondatrice di un blog letterario ed è organizzatrice di un festival sempre letterario.
Ermanno Cavazzoni ha pubblicato dodici libri, oltre al romanzo in gara, e da un suo libro Fellini ha creato la sceneggiatura per un suo film.
L'ultimo è Davide Orecchio, due libri già pubblicati e un premio letterario ricevuto.
Ora, questi cinque autori, non per criticare o trovare il pelo nell'uovo, ma un pochino le "mani in pasta" nel mondo editoriale ce le hanno o no?!
Inoltre pure il vincitore del premio opera prima è un giornalista (e non giornaletti di quartire ma per Il Foglio e Il Corriere della Sera).
Ho l'impressione, vaga eh!, che chi arriva in finale a questi premi letterari prestigiosi abbia una corsia preferenziale e francamente, da lettrice, un pochino di delusione c'è.
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