Questo blog è come un diario dove troverai le mie personali recensioni sui romanzi che ho letto e le opinioni sul mondo editoriale. Niente sdolcinature ma solo critiche costruttive, come è giusto che sia ;)

17.2.19

Mini recensioni



"La porta accanto" di Blake Pierce: thriller che si legge tutto d'un fiato. Lettura piacevole.










"Persuasione" di Jane Austen: romanzo in cui l'amore tra i due protagonisti è funestato da incomprensioni e dal dovere verso la famiglia di origine. Come sempre apprezzo la delicatezza con cui l'autrice descrive le vicende dell'aristocrazia di quel periodo storico.


"Al di là delle stelle" di Brittainy C. Cherry: romanzetto che parla del solito sfigato bullizzato e della belloccia della scuola. I due si innamorano, si perdono di vista per poi ritrovarsi. Di mezzo una brutta storia di stupro che finisce male. Il filo conduttore è la musica jazz che appassiona entrambi i protagonisti. Lieto fine scontato.


"Fiori dalla cenere" di Kate Quinn: l'alternanza dei due punti di vista (uno in terza persona ambientato nel 1915, l'altro in prima persona nel 1947) mi ha messo un po' in difficoltà soprattutto se la lettura viene continuata dopo alcuni giorni, dato che trattano di due storie distinte che solo negli ultimi capitoli si uniscono. Avrei voluto che l'autrice si soffermasse di più sulle figure storiche presenti nel testo invece di focalizzarsi sulla storia (banale) della ragazzina americana che fugge dai genitori. Lettura comunque interessante.


 "Caffè amaro" di Simonetta Agnello Hornby: romanzo che narra della vita di una donna siciliana, Maria, e, di pari passo, i cambiamenti culturali e politici che riguardano non solo la Sicilia ma l'intera Italia. A parte gli "spiegoni" storici in cui l'autrice si dilunga con facilità, la storia d'amore tra la protagonista e il suo amante è una sequenza di incontri amorosi clandestini. Si accoppiano in ogni dove: in una soffitta, in un convento e perfino nel retro di un palco durante un'opera teatrale. Ovviamente i due piccioncini sono entrambi bellissimi, intelligenti e per niente sfortunati: passano due guerre con tanto di bombardamenti e i due, imperterriti, si ritrovano sempre. Evviva l'amore insomma...


"Universi sconosciuti" - Hunted series - di Angela Contini: tre libri che in realtà compongono un'unica storia. La protagonista sfigata si innamora in questo caso del belloccio "alieno" e ben presto si accorge di non essere del tutto umana neppure lei. Testo scorrevole ma sinceramente a tratti molto noioso. Libri adolescenziali con scene di sesso che, francamente, potevano essere tralasciate. Nel terzo libro mi aspettavo qualcosa di meglio, di inaspettato, non il solito lieto fine. Le copertine non c'entrano niente con il contenuto che viene classificato di genere romance ma io lo definirei più sul fantascientifico dato che ci sono alieni, ibridi e battaglie con poteri sovrannaturali.


"Tutta colpa del matrimonio" di Adele Ross: un libro che non si prende troppo sul serio e per questo mi è piaciuto davvero parecchio. La scelta di scrivere in prima persona, in questo caso, è davvero azzeccata.



 "Vento nero" di Clive Cussler: romanzo che non mi ha appassionato. Lasciato dopo una trentina di pagine. Noioso.













19.11.18

L'importanza di chiamarsi "editor"

Riprendo da questo interessante articolo questo concetto: "Il lavoro dell’editor non era quello di ‘normalizzare’ il linguaggio in favore del pubblico sovrano, ma di esaltare la sovrana e specifica qualità dello scrittore."
Mi chiedo: gli editor dei giorni nostri lavorano ancora per migliorare lo stile e la "voce" dell'autore? O piuttosto ci mettono del loro, stravolgendo spesso i testi in modo arbitrario e opinabile?
Ho la sensazione, leggendo i libri pubblicati ultimamente, che i romanzi siano scritti tutti dalla stessa persona. Dove sono finite le "voci" dei singoli autori? Quel "qualcosa" nel modo di scrivere, di descrivere o semplicemente di narrare che caratterizza ogni grande autore che si rispetti?
Tutte le volte che leggo i ringraziamenti degli autori alla fine dei loro romanzi in cui incensano il lavoro svolto dai loro editor, spesso mi ritrovo a pensare: quanto di quello che ho letto è farina del sacco dell'autore e quanto invece quello dei vari editor?
Ecco, personalmente, molti libri beneficerebbero di una valida scheda di valutazione con suggerimenti e idee piuttosto di una figura che decida come riscrivere e sistemare l'intero testo. In fondo è lo scrittore che dovrebbe migliorare il testo, non lasciarlo fare a qualcun'altro, sebbene professionalmente competente, ma che comunque ha una sua idea personale sul "mondo editoriale". Alla fin fine, ci scommetto, davanti allo stesso testo, editor diversi troverebbero sempre pecche differenti.
Lo scrittore cosa dovrebbe fare dunque? Tutto quello che gli si dice, d'altronde è il prezzo per essere pubblicati no?! E tanti saluti allo stile personale e alla propria "voce".


15.10.18

"Zona infetta" di Giustina Gnasso

Questo breve romanzo adotta una scelta narrativa un po' azzardata. Il ritmo della narrazione, che all'inizio è frantumato in capitoli dove vengono elencati alcuni episodi della vita abitudinaria dei personaggi, accelera nel momento in cui i protagonisti lottano contro gli "inquinati". 
La prima parte appare in questo modo tediosa in confronto all'episodio che è il centro focale del romanzo stesso e che, purtroppo, è relegato in soli tre brevi capitoli. 
L'argomento trattato è tuttavia interessante e la presenza di una poesia nell'ultimo capitolo è piacevole.


"Paris is only a background" di Cristina Contilli

Questa storia offre degli spunti narrativi interessanti in quanto narra la vicenda amorosa di due personaggi realmente esistiti. Tuttavia, sebbene le premesse siano ottime, la brevità dei capitoli non riesce a dare fluidità alla storia perché poco approfondita e di conseguenza il racconto sembra un insieme di episodi fini a se stessi. La lettura, scorrevole e lineare, rimane comunque piacevole.

"Il meglio deve ancora venire" di Chiara Ruggiero

Questo libro racconta l’esperienza dell’autrice con l’associazione W.W.O.O.F. (World Wide Opportunities Organic Farm). Le vicende narrate si svolgono in Inghilterra e sono narrate in prima persona. La narrazione risulta in questo modo personale: con le opinioni e le introspezioni che l’autrice aggiunge per spiegare gli accadimenti vissuti in prima persona. Essendo un testo autobiografico la vicenda personale della coppia protagonista risulta in primo piano rispetto al progetto del W.W.O.O.F. infatti, fin dalle prime pagine, l’autrice racconta e analizza la personalità del proprio compagno soffermandosi spesso in considerazioni estremamente personali. 
La lettura è scorrevole e piacevole e trovo interessante la conclusione che motiva la scelta del titolo.

"Il velo che ricopre le tenebre" di Gerardo Guerra

Questo libro racconta le vicende di alcuni ragazzi alle prese con un libro misterioso. La storia, narrata in prima persona e ambientata ai giorni nostri, si intreccia ai concetti esoterici di stregoneria, ombre e demoni per sfociare in un finale da genere fantasy-thriller. 
Se devo essere sincera la storia di per sé non è male anche se avrei preferito un maggiore approfondimento del racconto sulla strega che si alterna alla trama del romanzo solo per i primi otto capitoli dei ventitré presenti.  
Inoltre l'impaginazione del romanzo risulta essere leggermente caotica non tanto per i dialoghi in stile "sceneggiatura" ma per alcune frasi scritte tutte in corsivo o scritte senza spazi, e soprattutto per le note (che dovrebbero essere a piè di pagina o a fine libro) scritte semplicemente in minuscolo e inserite nella narrazione, che viene così spezzata a tratti da paragrafi esplicativi che rallentano lo svolgersi delle vicende narrate.
Ho infine apprezzato la descrizione della città di Praga dove si svolge parte della storia e trovo interessante l'idea dell'autore di impostare il libro come una sceneggiatura e non come un "romanzo".