Questo blog è come un diario dove troverai le mie personali recensioni sui romanzi che ho letto e le opinioni sul mondo editoriale. Niente sdolcinature ma solo critiche costruttive, come è giusto che sia ;)

11.6.19

"Non voglio nascondermi" di Aldo Mošnja

Questo romanzo narra le vicende di uno psicoterapeuta, con doti sciamaniche, che aiuta i propri clienti a risolvere le loro turbe psichiche.
E' un libro che si fa leggere, con una trama sviscerata in modo lineare, in un susseguirsi di scene ben costruite.
Ho apprezzato l'utilizzo della forma verbale al presente nei paragrafi in corsivo in cui venivano descritte le visioni e i viaggi astrali del protagonista (in contrasto con la narrazione al passato), un po' meno quando l'autore tenta di far spiegare al protagonista, tramite i dialoghi, nozioni di psicanalisi mischiandole con idee newage come i viaggi astrali e simbologie legate al mondo dell'occulto e dello spiritismo. Forse delle note a fine testo per approffondire meglio questi concetti sarebbero stati utili soprattutto a quel lettore che, di queste cose, non se ne intende affatto.
Inoltre non mi è piaciuto l'accenno, sempre in poche righe, della scoperta di un tumore autoimmune in una dei personaggi del testo: il protagonista in questo caso risolve il problema della nascita del tumore con un conflitto interiore del personaggio e che, quindi, verrà eliminato una volta risolto tale conflitto psichico. Un concetto che trovo del tutto fuoriluogo soprattutto perché la malattia tumorale non può essere sconfitta da sedute di psicanalisi ma tramite terapie mediche.
Purtroppo il finale aperto non mi convince e mi ha lasciato l'impressione che manchi una parte del romanzo a conclusione delle vicende narrate. Forse un espediente dell'autore per creare l'aspettativa di un futuro sequel?





30.5.19

Il filo rosso che lega i vincitori dei premi letterari 2018

Leggendo le sinossi dei romanzi vincitori dello Strega e del Campiello 2018 ho notato una cosa: sia nel romanzo "Le assaggiatrici" (Strega) e "La ragazza con la Leica" (Campiello) si narra della storia vera di un personaggio storico. 
L'assaggiatrice in questione è Margot Wölk mentre la ragazza con la leica è la fotografa di guerra Gerda Taro
Inoltre anche il vincitore del premio DeA si ispira al tragico incendio della Grenfell Tower a Londra avvenuto nel 2017. 
Per non parlare del film premio oscar 2019 "Green Book" ispirato alla storia vera dell’amicizia tra un buttafuori italoamericano e un pianista afroamericano nell’America negli anni sessanta. (Frank Anthony Vallelonga, conosciuto con lo pseudonimo di Tony Lip, era il padre di uno degli sceneggiatori del film, Nick Vallelonga).
Il trend mi sembra dunque chiaro: vince chi racconta storie vere, bibliografie nascoste tra vicende di pura fantasia. Personalmente trovo questo escamotage una sorta di "vuoi vincere facile?".
Sembra proprio che i romanzi di pura finzione siano ormai fuori moda o comunque non in grado di competere con quelli "storicamente" rilevanti. Insomma, basta narrare le vicende di un personaggio storico (o di un fatto realmente accaduto) e il gioco è fatto.
Chissà se in futuro si darà più spazio all'immaginazione e alla fantasia dello scrittore... 
Non resta quindi che aspettare i vincitori di quest'anno.

17.2.19

Mini recensioni



"La porta accanto" di Blake Pierce: thriller che si legge tutto d'un fiato. Lettura piacevole.










"Persuasione" di Jane Austen: romanzo in cui l'amore tra i due protagonisti è funestato da incomprensioni e dal dovere verso la famiglia di origine. Come sempre apprezzo la delicatezza con cui l'autrice descrive le vicende dell'aristocrazia di quel periodo storico.


"Al di là delle stelle" di Brittainy C. Cherry: romanzetto che parla del solito sfigato bullizzato e della belloccia della scuola. I due si innamorano, si perdono di vista per poi ritrovarsi. Di mezzo una brutta storia di stupro che finisce male. Il filo conduttore è la musica jazz che appassiona entrambi i protagonisti. Lieto fine scontato.


"Fiori dalla cenere" di Kate Quinn: l'alternanza dei due punti di vista (uno in terza persona ambientato nel 1915, l'altro in prima persona nel 1947) mi ha messo un po' in difficoltà soprattutto se la lettura viene continuata dopo alcuni giorni, dato che trattano di due storie distinte che solo negli ultimi capitoli si uniscono. Avrei voluto che l'autrice si soffermasse di più sulle figure storiche presenti nel testo invece di focalizzarsi sulla storia (banale) della ragazzina americana che fugge dai genitori. Lettura comunque interessante.


 "Caffè amaro" di Simonetta Agnello Hornby: romanzo che narra della vita di una donna siciliana, Maria, e, di pari passo, i cambiamenti culturali e politici che riguardano non solo la Sicilia ma l'intera Italia. A parte gli "spiegoni" storici in cui l'autrice si dilunga con facilità, la storia d'amore tra la protagonista e il suo amante è una sequenza di incontri amorosi clandestini. Si accoppiano in ogni dove: in una soffitta, in un convento e perfino nel retro di un palco durante un'opera teatrale. Ovviamente i due piccioncini sono entrambi bellissimi, intelligenti e per niente sfortunati: passano due guerre con tanto di bombardamenti e i due, imperterriti, si ritrovano sempre. Evviva l'amore insomma...


"Universi sconosciuti" - Hunted series - di Angela Contini: tre libri che in realtà compongono un'unica storia. La protagonista sfigata si innamora in questo caso del belloccio "alieno" e ben presto si accorge di non essere del tutto umana neppure lei. Testo scorrevole ma sinceramente a tratti molto noioso. Libri adolescenziali con scene di sesso che, francamente, potevano essere tralasciate. Nel terzo libro mi aspettavo qualcosa di meglio, di inaspettato, non il solito lieto fine. Le copertine non c'entrano niente con il contenuto che viene classificato di genere romance ma io lo definirei più sul fantascientifico dato che ci sono alieni, ibridi e battaglie con poteri sovrannaturali.


"Tutta colpa del matrimonio" di Adele Ross: un libro che non si prende troppo sul serio e per questo mi è piaciuto davvero parecchio. La scelta di scrivere in prima persona, in questo caso, è davvero azzeccata.



 "Vento nero" di Clive Cussler: romanzo che non mi ha appassionato. Lasciato dopo una trentina di pagine. Noioso.













19.11.18

L'importanza di chiamarsi "editor"

Riprendo da questo interessante articolo questo concetto: "Il lavoro dell’editor non era quello di ‘normalizzare’ il linguaggio in favore del pubblico sovrano, ma di esaltare la sovrana e specifica qualità dello scrittore."
Mi chiedo: gli editor dei giorni nostri lavorano ancora per migliorare lo stile e la "voce" dell'autore? O piuttosto ci mettono del loro, stravolgendo spesso i testi in modo arbitrario e opinabile?
Ho la sensazione, leggendo i libri pubblicati ultimamente, che i romanzi siano scritti tutti dalla stessa persona. Dove sono finite le "voci" dei singoli autori? Quel "qualcosa" nel modo di scrivere, di descrivere o semplicemente di narrare che caratterizza ogni grande autore che si rispetti?
Tutte le volte che leggo i ringraziamenti degli autori alla fine dei loro romanzi in cui incensano il lavoro svolto dai loro editor, spesso mi ritrovo a pensare: quanto di quello che ho letto è farina del sacco dell'autore e quanto invece quello dei vari editor?
Ecco, personalmente, molti libri beneficerebbero di una valida scheda di valutazione con suggerimenti e idee piuttosto di una figura che decida come riscrivere e sistemare l'intero testo. In fondo è lo scrittore che dovrebbe migliorare il testo, non lasciarlo fare a qualcun'altro, sebbene professionalmente competente, ma che comunque ha una sua idea personale sul "mondo editoriale". Alla fin fine, ci scommetto, davanti allo stesso testo, editor diversi troverebbero sempre pecche differenti.
Lo scrittore cosa dovrebbe fare dunque? Tutto quello che gli si dice, d'altronde è il prezzo per essere pubblicati no?! E tanti saluti allo stile personale e alla propria "voce".


15.10.18

"Zona infetta" di Giustina Gnasso

Questo breve romanzo adotta una scelta narrativa un po' azzardata. Il ritmo della narrazione, che all'inizio è frantumato in capitoli dove vengono elencati alcuni episodi della vita abitudinaria dei personaggi, accelera nel momento in cui i protagonisti lottano contro gli "inquinati". 
La prima parte appare in questo modo tediosa in confronto all'episodio che è il centro focale del romanzo stesso e che, purtroppo, è relegato in soli tre brevi capitoli. 
L'argomento trattato è tuttavia interessante e la presenza di una poesia nell'ultimo capitolo è piacevole.


"Paris is only a background" di Cristina Contilli

Questa storia offre degli spunti narrativi interessanti in quanto narra la vicenda amorosa di due personaggi realmente esistiti. Tuttavia, sebbene le premesse siano ottime, la brevità dei capitoli non riesce a dare fluidità alla storia perché poco approfondita e di conseguenza il racconto sembra un insieme di episodi fini a se stessi. La lettura, scorrevole e lineare, rimane comunque piacevole.